Spesso, al momento dell’acquisto di una digitale, il primo fattore che si guarda è la quantità di pixel della camera espressa in “megapixel” – milioni di pixel.
Precisazione, un pixel è il “quadratino”, visibile solitamente solo quando ingrandiamo una fotografia, con determinati valori di colore (in fotografia solitamente la variante RGB, cioè le proporzioni dei colori rosso, verde e blu) che sommato a tutti gli altri compone l’immagine digitale nel suo complesso.
Questo oramai è sbagliato, come era sbagliato comprare un pc in base alla mera quantità di mhz serviti.
Infatti, a meno di casi eccezzionali, la quantità di megapixel forniti dalle fotocamere oggi sono già sufficienti per esprimere fotografia e ingrandimenti fino alle dimensioni A3 senza eccessivi problemi.
Sarebbero da valutare invece altri campi.
Ovviamente il software interno alla camera è importante, un sw migliore può portare migliori risultati finali, alla stessa maniera è importante l’ottica usata, ma soprattutto è importante la qualità del sensore.
Esistono attualmente pochi costruttori di sensori, e, fondamentalmente, due tipologie di sensori. CCD e Cmos.
Qui trovate un articolo molto particolareggiato che spiega dettagliatamente quale siano le caratteristiche e i risultati di ogni sensore.
Attualmente, per riassumere, i sensori migliori sono i Cmos usati sulle fotocamere reflex Canon (sensori costruiti dalla stessa Canon e ottimizzati per le sue fotocamere), seguiti dai sensori Sony montati sulle Nikon che ultimamente si sono portati anche essi al sistema Cmos provenendo dal sistema CCD (il CCD è un sistema sulla carta migliore e più costoso ma dai risultati pratici inferiori).
Il sensore CCD esprime una migliore definizione ed è normalmente considerato migliore per finalità scientifiche, il sensore Cmos una varietà di toni superiore, migliore versatilità e scalabilità, minore rumore ad alti ISO e minor dispendio di batterie.
Per mostrare chiaramente quale sia l’importanza di un rumore minore e cosa sia il rumore, ho estrapolato e tradotto una tabella da Dpreview
In fotografia digitale si può “spingere” la foto a definire immagini anche in condizione di poca luce come nella fotografia tradizionale, in molte fotocamere compatte questo avviene in maniera automatica.
È importante potere scattare con alti ISO per riuscire a far fotografie in situazioni di luce estreme, per esempio in notturna o interni, senza bruciare l’immagine col flash.
Il risultato è questo rumore (definiamolo pure disturbo digitale) che molto spesso si può vedere in foto realizzate con condizioni di luce bassa e in zone di colore monotono, in questo caso il cielo blu. Il rumore qui viene ulteriormente evidenziato nel canale rosso.
Questo disturbo è maggiore più la dimensione del singolo pixel sul sensore è piccolo, quindi più alto nelle digitali compatte che nelle reflex.
A volte si confonde il rumore digitale con la sgranatura degli alti ISO della fotografia tradizionale, è fondamentalmente un grosso errore.
Per terminare, quindi, non c’è una logica precisa, diciamo che il sensore nelle macchine digitali attuali fa una gran differenza e in caso di acquisto sarebbe forse il caso di guardare come questo sensore si comporta in caso di alti ISO: un sensore che si comporta bene ad alti ISO è senz’altro un buon sensore.
Per vedere tutto questo io vado su Dpreview, in questa pagina potete scegliere ogni tipo di fotocamera prodotta e controllare nella “full-review” troverete anche un confronto a vari ISO e situazioni con altre camere della stessa fascia di prezzo (esempio di Canon EOS 40D vs. Nikon D200 vs. Pentax K10D vs. Canon EOS 30D)
Inoltre questo è un ottimo modo fornito da Dpreview per metttere a confronto side-by-side i vari modelli.
Infine è bene ricordare che anche il miglior sensore su una macchina pensata male e con lenti di bassa qualità farà pessime foto.


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