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Photokina 2008

S’è da poco conclusa la manifestazione Photokina di quest’anno.

Come tutti gli anni è stata la passerella per rivelare alcuni dei prodotti più importanti delle varie marche (anche se altri mancano, tipo la Canon EOS 1Ds markIV che dovrebbe uscrire a breve essendo stata la markIII raggiunta dalla nuova 5D).

Un breve elenco delle novità e una breve descrizione:

1. Micro Four Thirds System – Panasonic G1
2. Nikon D90
3. Canon EOS 5D Mark II
4. Sony Alpha 900
5. Photoshop CS4
6. Canon EOS 50D
7. Leica S2

1. Micro Four Thirds System – Panasonic G1:

Il Micro Four Thirds System è un nuovo tipo di costruzione per macchine non propriamente reflex ma nemmeno compatte.

Permette di unire alcuni pregi delle camere Reflex a altri delle compatte. In pratica, grazie a lenti appositamente disegnate, permette di inserire un sensore che come dimensioni non raggiunge quelle delle reflex di categoria, ma grazie a un avvicinamento del piano pellicola/sensore alla focale dell’obiettivo permette un campo visivo quasi uguale. Garantendo così una “reflex” più compatta.

Nella illustrazione tratta da Dpreview capiamo meglio cosa succede.

La prima camera di questo tipo è la Panasonic Lumix G1 che monta un sensore di tipo Live Mos di cui non si sa ancora molto. Vedremo quando uscirà.

2. Nikon D90

Il successore della D80 permette ora filmati in HD 1080p, un sistema di pulizia automatico del sensore tipo quello della Canon, miglioramenti nella velocità, ma soprattutto un nuovo sensore con più mp e che continua il passaggio di tutte le fasce di reflex Nikon al sensore Cmos equiparandosi alla Canon abbandonando finalmente il CCD.

3. Canon EOS 5D Mark II

E qui ci divertiamo.

La nuova 5D ha un nuovo sensore, un nuovo processore, un nuovo e perfezionato sistema di pulizia del sensore, un nuovo monitor e tutta una serie di novità e migliorie che sarebbe lunghissimo e inutile elencarli tutti.

Fra le prime cose, notiamo che può far filmati a 1080p in HD, un filmato dimostrativo che ha fatto strabuzzare gli occhi a tutti lo si trova sul sito:

http://www.usa.canon.com/dlc/controller?act=GetArticleAct&articleID=2086

Ed è nonostante tutto una versione compressa.

Altra cosa degna di notaè la riduzione del gap delle microlenti del sensore (non è gapless come la 50D ma è comunque una garanzia di un sensore migliore). Inoltre la bontà di questo sensore e del nuovo processore permette di sfondare il muro dei 25000 iso (anche se con risultati non perfetti, una galleria che ci mostra il rumore ad altissimi iso la trovate qui http://www.dpreview.com/gallery/canoneos5dmkii_preview/ bisogna scrollare la barra in alto fino in fondo).

4. Sony Alpha 900

La novità qui sta nel sensore, Sony producendo sensori per Nikon con la tecnologia Cmos, abbandona pure lei il CCD e ci regala questa macchina con sensore pieno 35mm da quasi 25mp.

È la prima Sony di alta fascia, considerando che si possono montare lenti Zeiss se uno vuol spendere sui 3000 euro può considerare questa macchina. Semra dal punto di vista dell’elettronica fatta molto bene, è però orrenda a vedersi rispetto ai concorrenti.

5. Photoshop CS4

L’ennesima bula di Adobe che continua a venderci lo stesso programma di dieci anni fa con qualche miglioria a migliaia di euro a botta.

6. Canon EOS 50D

Ottima, ne ho già parlato qui: http://erbazzone.wordpress.com/2008/08/29/canon-eos-50d/

7. Leica S2

Mistero. Questa è la prima fotocamera digitale Leica che non è la riproposizione di fotocamere retrò e con caratteristiche, sulla carta, rivoluzionarie.

Questa macchina uscirà nel 2009 si dice e notiamo subito che è più piccola delle altre.

Questa macchina tondeggiante, però, monta un sensore di tipo CCD delle dimensioni di 30×45 mm cioè decisamente superiori a quelle delle normali reflex 35mm, portando inoltre in dote ben 37,5 mp. Restando però sotto il medio formato con cui probabilmente dovrà vedersela.

Pare abbia un processore a basso consumo molto più veloce delle altre medioformato, un autofocus molto più veloce e di nuovo tipo, però tutto questo senza alcuna specifica.

Ame qualche perplessità viene solo guardando il retro della fotocamera:

Mi pare mancano un po’ troppe cose, a meno che non abbiano inventato un sistema innovativo con tanto di touch screen (manca anche un pannello lcd sul lato superiore).

Ken Rockwell nel suo sito http://www.kenrockwell.com fa giustamente notare che il formato 3:2 è decisamente una scelta un po’ naif e che fondamentalmente finora Leica ha proposto prodotti di nicchia e un po’ snobistici che farebbero pensare a una operazione perdente come fu per la Contax N-1.

Speriamo, ovviamente, di sbagliarci e che la Leica inizi finalmente a produrre fotocamere digitali all’altezza della sua fama e della sua storia.

 

Canon EOS 50D

 

Per tutti quelli (come me) che possiedono una Eos 40D, l’uscita della 50D non è proprio una bella notizia.

Bisogna ricordare però che ogni prodotto moderno possiede in sé una facilità di invecchiamento sconosciuta ai prodotti di un tempo, altresì è giusto notare che una 40D non farà foto peggiori a quelle che faceva fino a poche settimane fa prima dell’annuncio della 50D.

La 50D (che uscirà dalle nostri parti nel corso del prossimo mese) a prima vista è un ottimo upgrade della 40D, una macchina già ottima di suo. Il cui unico problema rispetto alle reflex di vertice è la dimensione del sensore che riduce le capacità grandangolari delle ottiche.

Ovviamente non ha molto senso passare da una 40D a una 50D, il problema maggiore della dimensione del sensore non è risolto (e per avere una reflex Canon con sensore pieno a 35mm bisogna spendere ben di più e pensare a una 5D o una 1Ds) ma nel caso si voglia comprare una macchina semiprofessionale la 50D è una delle scelte sicuramente più affascinanti del momento.

La forza della Canon 40D era e rimane la velocità del processore interno e la sensibilità del sensore. E sono due caratteristiche decisamente migliorate nella nuova 50D.

Infatti, oltre alcune migliorie per me marginali quali: una migliore funzione live-view (che io non uso) e una grafica più accattivante dei menù e alcune funzioni più facilmente accessibili oltre a una uscita hdmi per le nuove interfacce HD, il cuore-sensore del nuovo giocattolo Canon è migliorato ancora, questo fa intravedere cose notevoli per le nuove macchine professionali.

Il nuovo sensore non ha quindi solo aumentato i suoi megapixel in dote (passando dai 10 ai 15) ma ha un paio di caratteristiche decisamente notevoli.

Intanto, anche grazie al nuovo processore DIGIC4 riesce a spingere la sua sensibilità fino agli incredibili 12.800 iso, ma cosa a mio parere molto interessante è la nuova costituzione del sensore Cmos gapless.

In pratica (rubo una immagine al sito dpreview in cui potete trovare una pre-recensione in inglese) il vecchio sensore Cmos della Canon aveva un minuscolo spazio fra ogni microlente. Ora questo gap non esiste più.

Clic sull'immagine per la versione ingrandita

 

Questo ovviamente permette una sensibilità maggiore e probabilmente una profondità e definizione dell’immagine ancora superiore migliorando l’efficienza di ogni minimo pixel.

Sinceramente non so quanto realmente incida su una normale foto, ma conoscendo la gamma tonale e la sensibilità dei sensori Canon rimango in attesa dei primi risultati pratici con grande curiosità.

Inoltre paiono migliorati i supporti per l’auto-clean del sensore, e il monitor incorporato è di qualità superiore e con ulteriori strati antiriflesso di nuova generazione.

Mi sento quindi di poter dire: se cercate una reflex il cui corpo macchina si aggirerà sui 1000 euro, aspettate la 50D.

 

Aggiornamento: Dpreview ha creato una pagina con immagini test. Clicca QUI

Foro stenopeico

Qualche giorno fa un amico mi fermò con la sua macchina fotografica munita di foro stenopeico.

Mi sono quindi informato, faccio un piccolo riassunto.

La tecnica di ripresa tramite Foro stenopeico non è altro che esporre una superficie fotosensibile (sensore digitale o pellicola/negativo) a una luce esattamente come nella fotografia cui siamo abituati, ma la luce non arriva tramite un obiettivo e tramite lenti, bensì tramite un piccolo foro.

Il foro stenopeico [wiki] trasmette la luce su una parete, dalla quale possiamo ricavare una immagine fotografica. Questa tecnica era usata già nel mondo arabo e nel rinascimento italiano, era definita Camera Obscura.

La singolare caratteristica di questa ripresa è che il fuoco è infinito (ricordo il mio post sulla messa a fuoco) poiché passando per un diametro minuscolo il circolo di confusione rimane accettabile per ogni momento dell’immagine composta.

Ovviamente con un diaframma simile (si parla di f/180 e ulteriori), sono necessari tempi di esposizione superiori a quelli cui siamo normalmente abituti. Ovviamente questo dipende dalla luce dell’ambiente, ma si parla di esposizioni superiori al mezzo secondo fino ad arrivare qualche decina di minuti. Il cavalletto diventa quindi obbligatorio, se non una superficie d’appoggio o perfino il pavimento.

L’immagine però non appare mai nettamente a fuoco e decisa, ma composta da cerchi di piccole dimensioni.

E’ un procedimento molto affascinante e dai risultati in alcuni casi soprendenti.

Approfondimenti:

http://www.pinholeday.org è una galleria. Il pinholeday (pinhole è il nome inglese del foro stenopeico) è una manifestazione in cui lo stesso giorno in tutto il mondo gli appassionati della stenoscopia scattano per mettere in mostra. E’ facilmente navigabile e si possono selezionare pure le varie città o nazioni dove è stato commesso la ripresa.

Ovviemente a questo punto a molti verrà voglia di provare questa tecnica che fra l’altro risulta poco costosa e facilmente DIY (fai da te, do it yourself).

Questa qui sotto è una descrizione di come produrre in poco tempo un foro stenopeico da montare sulla propria Canon digitale forando un normale tappo per montatura Canon:

http://www.camerahacker.com/EOS_Pin-Hole_Lens/index.shtml

Si possono anche costruire fotocamere in casa, in legno, scatole di pringles o qualsiasi contenitore adatto a essere bucato e fare da piccola camera oscura.

Esistono, inoltre, piccole aziende che producono già di loro fotocamere di ogni tipo. Una di queste è la Zeroimage.

http://www.zeroimage.com/web2003/EntryPage/entryFrameset.htm

Il costo di queste affascinanti fotocamere è ridotto, si va dai circa 80 euro ai 350 (a seconda del cambio del dollaro del momento).

Queste qui sotto sono fotografie scattate con le Zero image:

http://www.pinholeday.org/gallery/2008/index.php?id=493

http://www.pinholeday.org/gallery/2008/index.php?id=508

http://www.pinholeday.org/gallery/2008/index.php?id=515

http://www.pinholeday.org/gallery/2008/index.php?id=392

http://www.pinholeday.org/gallery/2008/index.php?id=116

In questa pagina trovate ulteriori risorse:

http://antonioamico.it/spip.php?article78

(sul suo sito trovate anche le sue camere fatte a mano).

Una cosa curiosa che si può fare in pochi minuti è praticare un piccolissimo foro in un foglio di carta argentata e guardarci dentro. Si può notare subito la possibilità di vedere un dito a pochi cm dall’occhio come lo sfondo all’infinito.

Per finire, questo è un mio contatto di flickr con foto molto belle.

http://www.flickr.com/photos/25105222@N02/

L’importanza del sensore in una Macchina fotografica digitale

Spesso, al momento dell’acquisto di una digitale, il primo fattore che si guarda è la quantità di pixel della camera espressa in “megapixel” – milioni di pixel.

Precisazione, un pixel è il “quadratino”, visibile solitamente solo quando ingrandiamo una fotografia, con determinati valori di colore (in fotografia solitamente la variante RGB, cioè le proporzioni dei colori rosso, verde e blu) che sommato a tutti gli altri compone l’immagine digitale nel suo complesso.

Questo oramai è sbagliato, come era sbagliato comprare un pc in base alla mera quantità di mhz serviti.

Infatti, a meno di casi eccezzionali, la quantità di megapixel forniti dalle fotocamere oggi sono già sufficienti per esprimere fotografia e ingrandimenti fino alle dimensioni A3 senza eccessivi problemi.

Sarebbero da valutare invece altri campi.

Ovviamente il software interno alla camera è importante, un sw migliore può portare migliori risultati finali, alla stessa maniera è importante l’ottica usata, ma soprattutto è importante la qualità del sensore.

Esistono attualmente pochi costruttori di sensori, e, fondamentalmente, due tipologie di sensori. CCD e Cmos.

Qui trovate un articolo molto particolareggiato che spiega dettagliatamente quale siano le caratteristiche e i risultati di ogni sensore.

Attualmente, per riassumere, i sensori migliori sono i Cmos usati sulle fotocamere reflex Canon (sensori costruiti dalla stessa Canon e ottimizzati per le sue fotocamere), seguiti dai sensori Sony montati sulle Nikon che ultimamente si sono portati anche essi al sistema Cmos provenendo dal sistema CCD (il CCD è un sistema sulla carta migliore e più costoso ma dai risultati pratici inferiori).

Il sensore CCD esprime una migliore definizione ed è normalmente considerato migliore per finalità scientifiche, il sensore Cmos una varietà di toni superiore, migliore versatilità e scalabilità, minore rumore ad alti ISO e minor dispendio di batterie.

Per mostrare chiaramente quale sia l’importanza di un rumore minore e cosa sia il rumore, ho estrapolato e tradotto una tabella da Dpreview

* Cliccare sulla immagine per ingrandirla

 

In fotografia digitale si può “spingere” la foto a definire immagini anche in condizione di poca luce come nella fotografia tradizionale, in molte fotocamere compatte questo avviene in maniera automatica.

È importante potere scattare con alti ISO per riuscire a far fotografie in situazioni di luce estreme, per esempio in notturna o interni, senza bruciare l’immagine col flash.

Il risultato è questo rumore (definiamolo pure disturbo digitale) che molto spesso si può vedere in foto realizzate con condizioni di luce bassa e in zone di colore monotono, in questo caso il cielo blu. Il rumore qui viene ulteriormente evidenziato nel canale rosso.

Questo disturbo è maggiore più la dimensione del singolo pixel sul sensore è piccolo, quindi più alto nelle digitali compatte che nelle reflex.

A volte si confonde il rumore digitale con la sgranatura degli alti ISO della fotografia tradizionale, è fondamentalmente un grosso errore.

Per terminare, quindi, non c’è una logica precisa, diciamo che il sensore nelle macchine digitali attuali fa una gran differenza e in caso di acquisto sarebbe forse il caso di guardare come questo sensore si comporta in caso di alti ISO: un sensore che si comporta bene ad alti ISO è senz’altro un buon sensore.

Per vedere tutto questo io vado su Dpreview, in questa pagina potete scegliere ogni tipo di fotocamera prodotta e controllare nella “full-review” troverete anche un confronto a vari ISO e situazioni con altre camere della stessa fascia di prezzo (esempio di Canon EOS 40D vs. Nikon D200 vs. Pentax K10D vs. Canon EOS 30D)

Inoltre questo è un ottimo modo fornito da Dpreview per metttere a confronto side-by-side i vari modelli.

Infine è bene ricordare che anche il miglior sensore su una macchina pensata male e con lenti di bassa qualità farà pessime foto.

La messa a fuoco

Precisiamo subito. Non esiste il fuoco perfetto.

Un obiettivo obbedisce alle leggi della fisica e dell’ottica e permette di mettere a fuoco perfetto attraverso una lente su una superficie bidimensionale solo un piano altrettanto bidimensionale.

In parole povere, su una fotocamera riusciremo a mettere a fuoco perfettamente solo la zona corrispondente a un foglio di carta piatto.

In breve, se mettiamo a fuoco una colonna, tutto quello che è sul piano dimensionale della messa a fuoco precisa risulterà a fuoco, tutte le sue altre dimensioni tridimensionali risulteranno sfocate.

Questo perché il piano pellicola è bidimensionale, nell’occhio umano questo non succede essendo l’occhio un elemento sferoidale.

Lo schema qui sotto spiega meglio quanto appena detto.

In pratica la distanza di messa a fuoco su un piano bidimensionale risulta (anche se di poco) diversa anche fra il centro della foto e i suoi bordi poiché la luce percorre una distanza diversa.

Nel disegno qui sopra la luce percorre più distanza fra la punta della fiamma che dal suo centro.

In termine tecnico la “sfocatura” si chiama col nome poetico di Circolo di confusione.

Detto in soldoni il Circolo di confusione è il cerchio (o allargamento) che viene prodotto da un punto quando questo risulta fuori fuoco. Nei punti luminosi questo è ovviamente più evidente.

Il Circolo di confusione di una fotografia è visibile all’occhio umano solo quando supera una determinata dimensione. Si intende di solito 0,2mm. Questo limite può essere calcolato per ogni dimensione di sensore e per ogni tipo di stampa. Ovviamente più ingrandisci una immagine, più il circolo di confusione diviene visibile.

Il campo di profondità della foto che risulta “a fuoco” in cui il Circolo di confusione non è visibile è quindi la Profondità di campo (o Depth of field).

Ci sono vari metodi per aumentare la profondità di campo o migliorare la messa a fuoco. E anche vari metodi per diminuirla per ottenere effetti voluti.

La dimensione del Circolo di confusione e la messa a fuoco dipendono fondamentalmente da questi fattori:

- Focale: un obiettivo grandangolo (<50mm) ingrandisce meno il campo di visione di un teleobiettivo (>50mm) e quindi anche se la foto sarebbe sfocata il nostro occhio non se ne accorge. Per questo usare obiettivi con focali minori diminuisce il rischio di foto sfocate, è anche il motivo per cui molte compatte montano una ottica con un grandangolo molto spinto senza nemmeno messa a fuoco.

- Apertura del diaframma: più un diaframma è aperto e più i raggi luminosi percorrono ovviamente la via più esterna dell’obiettivo facendo più “strada” e rischiando di rendere fuori fuoco più facilmente un soggetto. Un diaframma molto chiuso quindi permette di aumentare la profondità di campo. Per chiudere un diaframma e far passare la stessa quantità di luce però dovremmo usare dei tempi di esposizione molto più lunghi rischiando di rendere la foto mossa.

- Distanza del soggetto: ovviamente più una serie di soggetti sono distanti e più rimangono a fuoco fra di loro essendo la differenza fra le dimensioni dei Circoli di confusione minore in senso assoluto ripetto a chi osserva (per fare un esempio facile, nessuno si rende conto della dimensione di una stella rispetto a un’altra anche se i loro diametri reali sono in genere molto diversi).

Alcuni approfondimenti:

Per ridurre l’effetto dell’aberrazione ai lati dello scatto alcune case produttrici di obiettivi han creato le ottiche “asferiche”. Normalmente la messa a fuoco decade sui bordi e così anche la fedeltà dei colori avendo questi colori lunghezze d’onda differenti (per lo stesso motivo di cui parlavamo all’inizio, il percorso della luce è più lungo sui bordi che al centro)

Queste lenti vengono prodotte con tecniche costose permettendo però risultati incredibili per quanto riguarda la nitidezza. In pratica vengono tagliate lenti con superfici non sferiche che permettono di ricreare sul piano pellicola una immagine con la minore aberrazione e caduta di rendimento dell’immagine possibile.

Inoltre tali ottiche hanno un numreo maggiore di lamelle di diaframma e il Bokeh risultante è di migliore qualità.

- Il bokeh possiamo riassumerlo come utilizzo creativo del Circolo di confusione. Sembra una cosa minima, ma mettere insieme vari elementi di qualità rende una foto più gradevole anche a chi di fotografia o ottica non è avvezzo.

Esempio di diverso bokeh fra tre obiettivi canon con numero di lamelle diverso. Canon EF 50mm f/1.2 L USM Lens obiettivo asferico (sinistra), Canon EF 50mm f/1.4 USM (centro) and Canon EF 50mm f/1.8 II (destra)
Fonte: Digitalpicture.com

Lo sfocato voluto: in molti casi mettere fuori fuoco alcune parti della scena serve a metterne in risalto altre. Ridurre la profondità di campo può servire per determinati e specifici casi. Cfr. Bokeh

Per esempio:

La reflex e la compatta

Provenendo dall’uso di macchine digitali compatte molti si stupiscono di alcune caratteristiche strane e effettivamente limitanti delle macchine Reflex.

La prima cosa che notano è: “Ma come è possibile che una macchinetta da 50 euro mi faccia vedere prima la foto nel monitor e una reflex che costa dieci volte tanto no?”. La cosa non è così semplice e comunque esistono svantaggi reali a questa caratteristica.

Infatti (a meno di funzioni live-view presenti in alcune macchine ultimamente), nelle reflex lo “scatto” lo vedi solo nel mirino (viewfinder).

Per spiegare il perché bisogna prima spiegare quale è la differenza fra una Reflex e una compatta.

Molti pensano che la differenza fra una Reflex e una compatta sia che nelle Reflex si possa cambiare l’ottica (obiettivo) mentre nelle compatte no.

Non è così. Esistono Reflex con obiettivi “saldati” e compatte con ottiche intercambiabili, anche se sono casi eccezionali (infatti rimane una soluzione particolare e non ottimizzata alle caratteristiche intrinsiche della macchina).

Allora cosa rende una Reflex differente da una macchina compatta?

Questa è la pagina Wikipedia

Schema di una fotocamera Reflex

Schema di una fotocamera Reflex

Come si nota dallo schema, la differenza è quindi che le Reflex, attraverso un sistema di specchi, manda al mirino (che è disassato rispetto al piano della pellicola) l’esatta immagine che poi verrà impressa su pellicola o sensore digitale.

Le macchine compatte tradizionali (non digitali), invece, hanno il mirino disassato di qualche centimetro e per l’effetto del parallasse l’immagine nel mirino risulta differente da quella poi nel sensore. Per capire, è come se si guarda un punto dietro a un dito e si cambia occhio, il punto si sposta.

Nelle macchine compatte di nuova generazione (digitali) esistono de facto due mirini, quello ottico e quello del monitor che sono differenti: nel mirino ottico (che quasi nessuno utilizza) esiste sempre il problema del parallasse, nel mirino digitale (il monitor) invece arriva l’immagine direttamente dal sensore risolvendo il problema. Risolto il problema del parallasse ne nascono però altri di uguale o maggiore entità.

Difatti per creare una immagine di anteprima nel monitor la compatta deve tenere acceso il sensore, aprire il diaframma come l’esposimetro richiede e al momento dello scatto resettare tutto per poi fornire un tempo di esposizione corretto al sensore e fornire una immagine adeguata.

Nelle reflex addirittura si dovrebbe alzare lo specchio davanti al sensore.

Questo fa sì che le compatte digitali abbiano quel fastidioso ritardo allo scatto di cui molti si lamentano. Ovviamente più una compatta è “veloce” più costa arrivando a prezzi fuori dal mercato classico delle compatte.

Un altro problema è che un sensore che lavora in continuazione una immagine da fornire a un monitor consuma molto più rapidamente una batteria. Infatti mentre una reflex con una batteria può fare quasi mille scatti (nonostante le mille impostazioni e regolazioni in più), le compatte soffrono di una usura enorme delle batterie ricaricabili.