Post contrassegnati da tag 'comunismo'

Il capitalismo al collasso – for Dummies

Wall Street Bailout protest 9/25/08 …
“YOU BROKE IT YOU BOUGHT IT THIS BAILOUT IS BULLSHIT!!!”

Molti forse non si rendono conto che siamo di fronte a un momento epocale, forse quanto se non di più del crollo del muro di Berlino/mondo comunista.

Il capitalismo di matrice mammamericana è sull’orlo del collasso, qualsiasi siano le decisioni che verranno prese dal congresso americano e dal governo oramai la situazione è irrimediabile come una molla tirata per anni cui piano piano i fili si stan rompendo uno per uno.

In pratica, che è successo? Come mai una economia che pareva aver vinto la guerra fredda oggi si trova in una situazione di collasso completo

 

 

Anni ‘30: dopo la recessione del ‘29 l’America si trovò di fronte a una scelta sociale e politica.

Il presidente F.D. Roosevelt (unico presidente americano in carica per quattro mandati) attuò dal ‘32 la politica del NEW DEAL: basta capitale vuoto, era l’ora dell’operosità e industria rivolta al lavoro.

Questa politica salvò gli Stati Uniti. Investendo tanto denaro pubblico creò lavoro, strade, ferrovie, università, strumenti di sviluppo per riformare l’America. Il debito del paese rimase pressoché immobile e contribuì a un forte sviluppo.

Nel 1942 gli Stati Uniti entrarono in guerra. Lo svolgimento della guerra a noi ora non importa, sappiamo solo che nel ‘45 gli Stati Uniti erano sull’orlo completo della bancarotta per le spese belliche sostenute.

Come si salvarono? Semplice, vinsero la guerra in corso bombardando il Giappone e ebbero in cambio metà del pianeta su cui versare Dollari.

Il tesoro statunitense è senza denaro? Lo stampa e lo vende. Metà pianeta (e anche più) comprava dollari per usarli, quindi ogni ora di lavoro di ogni lavoratore servì a coprire il debito degli Stati Uniti. Fino ad oggi.

 

 

Negli anni ‘70 l’amministrazione Nixon compie due passi.

1. Fa sì che lo stampare denaro fosse svincolato alla esatta corrispondenza delle riserve auree.

2. Rende privata l’assistenza pubblica (sì, fino a Nixon non era tutto in mano alle assicurazioni come sappiamo è ora negli USA).

Questi due passi sono fondamentali, perché se da un punto il dollaro diveniva stampabile ad infinitum, dall’altro i soldi delle tasse potevano essere investiti non più in buona parte per servizi al cittadino, ma bensì alle spese di tipo diverso, fra cui armamenti e esercito per la guerra fredda (ottentendo fra l’altro una realizzazione precisa della divisione fra una america per ricchi e una per poveri).

Vincendo la guerra fredda, quindi, il piano pareva perfetto. Perché oggi il mercato americano pare non reggere più e perfino il congresso pare in preda al più completo panico?

Questi grafici rendono bene l’idea di cosa sia successo negli ultimi anni:

Crescita del debito pubblico statunitense dal 1968.

Percentuale del debito pubblico in relazione al prodotto interno lordo statunitense in relazione ai presidenti in carica.

Momentum delle finanze americane in realzione a tasse in ingresso e spese in uscita

Momentum delle finanze americane in realzione a tasse in ingresso e spese in uscita

Paesi titolari dei Crediti verso gli Stati Uniti

Come vedete la fonte è il tesoro del governo degli Stati Uniti.

Cosa è successo?

In questo caso vediamo che alcune politiche di defiscalizzazione unite a politiche di aumento delle spese militari han determinato un indebolimento cospicuo dell’economia americana indebitando l’intero paese. Indebitandosi fra l’altro con paesi come Cina e Giappone.

Quali fossero le amministrazioni colpevoli di questo è facilmente intuibile.

 

Però il mondo comunista prima di crollare diede qualche segnale forte. E questi segnali forti furono proteste nel cuore del sistema economico sovietico, posti dove nessuno pensava potesse nascere disobbedienza o moti di rabbia.

Nel 1989 i minatori Macedoni iniziarono a protestare. Sembrava nulla, ma era il primo segnale che qualcosa scricchiolava davvero. Dopo pochi mesi il mondo sovietico si sciolse come neve al sole, fino ad arrivare al momento in cui la Duma fu presa a cannonate.

Cosa succede oggi? Succede che l’economia americana ha comprato e venduto fumo per almeno vent’anni. Il fumo in realtà per l’economia malata che abbiamo ha ancora un valore, ha valore finché c’è qualcuno che te lo compra.

Ora anche le banche cinesi si rifiutano di comprare gli assets malati statunitensi.

Da cosa parte tutta questa crisi? Dal mercato immobiliare. Per oltre venti anni ci sono state compagnie che han racimolato di tutto, sovravvalutandolo e facendo crescere il prezzo di case e appartamenti.

Il problema, in soldoni, è che ora nessuno può comprare appartamenti a quel prezzo e le case han perso di valore.

Un po’ come comprare tutto il formaggio del pianeta che però ti marcisce in cantina.

Il bello però è che Wall Street, per come è stata regolata in questi anni, ha permesso di fare investimenti di qualsiasi tipo basta che fossero tutelati da leggi interne che sono tanto severe come lo è la legge italiana (per un articolo completo al riguardo prego leggere: comedonchisciotte.org). Questo ha fatto sì che non solo chi aveva investito nei cosidetti assets marci ora ha problemi, ma che grosse agenzie di prestito si fossero scoperte nello stesso modo, verso creditori stranieri.

Quindi tutto si sta ripercuotendo su chi investiva anche nel dollaro (fra l’altro svalutatissimo nel corso degli ultimi anni) perché i soldi stampati dai tempi di Nixon – ora che il sistema americano pare non solido e capace di ripagare quanto ha chiesto – non han più valore: il sistema è marcio fino nelle budella.

Qual’è l’ironia oggi?

Che se il sistema capitalistico vuole sopravvivere deve diventare un sistema pressoché comunista, se non comunista in senso stretto, deve negare tutto quanto è stato finora. Nazionalizzando come primo passo tutti i sistemi marci.

Vediamo perciò ora una grossa lotta interna fra i politici e correnti americane e gente che, come nel filmato a inizio post, grida “Chi rompe paga e i cocci sono suoi”.

Il tutto ovviamente arriva quando il presidente americano è sfiduciato non solo dal congresso, ma soprattutto dal suo stesso partito.

 

La realtà? È che fondamentalmente il denaro capitalista non esiste se il valore non glielo si dà noi. Tutto questo denaro che gira in realtà è fondamentalmente carta straccia. È semplicemente un quoziente del potere degli uomini del pianeta.

Se oggi noi prendessimo tutta quella massa di carta che è sepolta nei caveaux delle banche e volessimo comprare cibo per sfamare il pianeta, questo cibo non ci sarebbe.

Rifondazione comunista for dummies

Sia chiaro, per me la politica è importante, scrivo questo post con quello che ho sentito e letto in giro.

Nemmeno io che ero dentro a Rifondazione anni fa ci ho capito molto, quindi mi son fatto spiegare da un amico più addentro e mi son informato, ora spiego quel che ho sentito precisando che i punti di vista possono essere ben diversi. Mi scuso ovviamente per la superficialità dello stesso.

Faccio quindi un riassunto iniziale anche per chi non ne sapeva un cazzo.
In pratica il partito di Rifondazione comunista era guidato dai bertinottiani da parecchio tempo.
Durante tutto questo interregno ci sono stati strappi per scappare dalla morsa dell’Ulivo. Diciamo più di una corrente interna che era critica verso la guida. Ora, visto il fallimento, son arrivati ai coltelli.

In pratica i litigi sono arrivati perché la maggiorparte del partito ha dato dei deficienti al gruppo dirigente (guidato da Vendola e bertinottiani), i vendoliani fra l’altro han fatto iscrivere in massa nel centro-sud gente all’ultimo minuto per avere numeri per restare sulle cariche.
Anche per questo sono state eseguite colpi di forza per impedire cose sottobanco, i delegati del nord han dato dei mafiosetti (non l’han apertamente detto, ma con le loro azioni han fatto capire di non fidarsi) ai delegati del centrosud.
Uno dei punti di divergenza erano le alleanze col Pd che i ferreriani han voluto tagliare completamente.
Son fra l’altro rientrati quei 4 gatti che erano fuoriusciti in Sinistra critica e altri gruppi minori e iscritti che le ultime elezioni avevano abbandonato il partito e si sono posti tutti contro Vendola e bertinottiani.

Alla fine la mozione di Ferrero era in minoranza ma ha raggruppato gli elettori di tutte le altre 4 mozioni che erano comunque critiche verso la dirigenza. E ha ottenuto la maggioranza e l’elezione a segretario.

E via insulti su conti e conticini e “tu non hai i numeri”.

E’ stato più un regolamento di conti. Io credo ad occhio che nell’elettorato comune di Rifondazione i vendoliani siano in minoranza dentro il partito e molti erano stanchi dei salotti bertinottiani e delle conseguenti figure di merda nei classici ambiti di lotta.

Per dirla tutta: “L’arcobaleno porta sfiga”.