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Quanto e come può ancora cadere la borsa americana

Premessa doverosa. Questi di seguito sono semplici calcoli e ipotesi basate su dati storici.
Ogni raffronto quindi è puramente ipotetico e ovviamente so benissimo che i confronti a distanza di quasi un secolo sono sicuramente privi di raffronti attendibili. Quindi van filtrati con un po’ di informazioni ulteriori, che sono sotto gli occhi di tutti se si legge un po’ sulla rete ultimamente.
Fatta questa premessa, partiamo.

La borsa

 

 

Come già descritto nel mio precedente post Il capitalismo al collasso in cui ho cercato di spiegare il perché oggi ci troviamo in crisi e come questo si sapeva già da anni, tutti noi sappiamo che in questi mesi ci troviamo in un periodo di Crisi, di vendita e di fuga dai mercati per mancanza di fiducia.

Il motivo – riassumendo un po’ alla carlona – se ti prestano soldi, devi dimostrare di sapere ripagare questi prestiti. Ora gli Stati Uniti non lo dimostrano e tutto crolla.

Vediamo però COME in passato queste crisi sono avvenute e come si sono presentate.

Ho estrapolato da yahoo finanza (grafico interattivo Dow Jones) un file csv dal quale ho tratto tutto quanto questi grafici vi andranno a dire.

Questo qui sotto è il grafico che ci mostra l’andamento dell’indice borsistico dal 1928 ad oggi.

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Si vede come dopo i primi anni degli anni ‘80 l’indice ha iniziato a schizzare verso l’alto passando da un limite decennale dei 1.000 punti fino ai 13.000. In pratica, se uno investiva 1 dollaro nell’82 ora si ritroverebbe con 130 dollari. Il mercato mondiale non è cresciuto tanto, ovviamente.

Ronald Reagan diventò presidente nel 1981. Che vinse la guerra fredda, come?

Questo articolo è molto interessante, vi invito a leggerlo come tanti altri sul già citato comedonchisciotte.org.

Cito

Ironicamente la fase tre [del capitalismo selvaggio ndb] fu innescata proprio dal successo del mondo industriale nel combattere l’inflazione. Come l’inflazione scese così fecero anche i guadagni tramite i normali canali di investimento. Gli investitori, alla ricerca di maggiori guadagni, iniziarono a cercare opzioni più rischiose e più remunerative. 

Così arrivò l’infatuazione per i cosiddetti nuovi strumenti finanziari. Molte famiglie si accontentavano di cose non troppo esotiche come i fondi comuni d’investimento. Ma per individui e aziende benestanti la nuova frontiera era molto più esotica: derivati, fondi speculativi [Hedge funds], index funds [Fondi comuni di investimento volti a replicare movimenti dell’indice di uno specifico mercato finanziario. Da Wikipedia. N.d.t.], collateralized debt obligations [Titolo obbligazionario garantito da crediti ed emesso da una società appositamente creata, a cui vengono cedute le attività poste a garanzia. Si veda Wikipedia. N.d.t.]. 

Tutti questi strumenti lavoravano sul venerabile principio della leva finanziaria: mettere poco per guadagnare tanto. Purtroppo, come ci saremmo dovuti ricordare dall’esperienza degli anni 30, la leva funziona solo quando l’economia sale. Quando le cose iniziano ad andar male un bene sottoposto a leva finanziaria può diventare un intollerabile zavorra.

 

Bene. Vediamo però cosa è successo le altre volte in cui una crisi c’è stata.

Crisi del 1929 (wiki).

Due Momenti. Uno è quello legato alla crisi di panico, l’altro è quello legato alla crisi successiva (ben più grave).

Wall Street perse quasi la metà del suo valore in due mesi, ma soprattutto arrivò a predere circa L’OTTANTANOVE per cento in tre anni.

Quanto questo significò in quel periodo – in un mondo che scopriva la crisi per la prima volta senza alcun ammortizzatore sociale – ci è raccontato ora dai libri di storia. Vi consiglio fra l’altro un bellissimo film sull’epoca “Non si uccidono così anche i cavalli?

Nel grafico precedente però abbiamo visto altri due periodi di crisi, questi dovuti alla esplosione di due bolle speculative.

PRECISIAMO CHE una speculazione di questo tipo dai tempi della dereguletion di Reagan è divenuta sicuramente più facile, avendo tolto tutti i limiti imposti alla alta finanza dopo la crisi del ‘29 (un po’ quello che i vari Tremonti e Berlusconi han lodato fino all’altro ieri).

Il primo è del 2002, anche se in realtà covava già da tempo.

In sei mesi la bolla speculativa sulle nuove aziende che crearono un falso mercato sulle nuove tecnologie e su internet esplose facendo crollare alcuni importanti titoli e azzerandone altri. Si perse solo” il 32% del valore del mercato.

ORA

Ad oggi 6 ottobre 2008

 

Il 29% è andato perso in otto mesi dal punto massimo storico dell’indice Dow Jones raggiunto il 10 febbraio del corrente anno. L’indice registra, infatti, oggi 10.032 (anche se negli scorsi giorni è sceso parecchie volte sotto i 10.000).

Pare la crisi più leggera, in realtà.

Infatti facendo un paragone diretto e matematico col ‘29 saremmo dovuti arrivare ad aprile con un indice intorno ai 7.600 punti e dovremmo arrivare fra due anni circa intorno ai 1.550 punti.

Francamente tutto questo pare improbabile. Ma qualche giorno fa pensavo proprio che se si scende sotto gli 7.000 punti allora è proprio esploso tutto, perché francamente un valore ragionato del mercato americano potrebbe parlare (vedendo vari indici) di un indice razionale intorno ai 8.000 (cioè quasi la metà di quanto si era creato).

Scendendo sotto questo limite vuol dire che la credibilità del mercato è stata minata fino alle basi e probabilmente la crisi è definitiva.

Quanto io creda che la crisi sia profonda lo avrete già capito dagli scorsi post.

Questo che significa? Che comunque vada il capitalismo selvatico che ha spinto gli ultimi 25 anni dovrà subire una calmierazione.

Credo che comunque vada il mondo vada incontro a una riduzione dei consumi, dei prezzi e una deflazione generalizzata. Cosa che per il capitalismo odierno significa crisi profonda.

Se si vorrà mantenere un controllo dei mercati e della produzione credo dovremmo rivedere molto quanto fatto negli ultimi quasi 30 anni.

In fondo non è davvero credibile una economia che basa tutto sulla semplice crescita continua esponenziale.

Io credo sarà un bene.

Il capitalismo al collasso – for Dummies

Wall Street Bailout protest 9/25/08 …
“YOU BROKE IT YOU BOUGHT IT THIS BAILOUT IS BULLSHIT!!!”

Molti forse non si rendono conto che siamo di fronte a un momento epocale, forse quanto se non di più del crollo del muro di Berlino/mondo comunista.

Il capitalismo di matrice mammamericana è sull’orlo del collasso, qualsiasi siano le decisioni che verranno prese dal congresso americano e dal governo oramai la situazione è irrimediabile come una molla tirata per anni cui piano piano i fili si stan rompendo uno per uno.

In pratica, che è successo? Come mai una economia che pareva aver vinto la guerra fredda oggi si trova in una situazione di collasso completo

 

 

Anni ‘30: dopo la recessione del ‘29 l’America si trovò di fronte a una scelta sociale e politica.

Il presidente F.D. Roosevelt (unico presidente americano in carica per quattro mandati) attuò dal ‘32 la politica del NEW DEAL: basta capitale vuoto, era l’ora dell’operosità e industria rivolta al lavoro.

Questa politica salvò gli Stati Uniti. Investendo tanto denaro pubblico creò lavoro, strade, ferrovie, università, strumenti di sviluppo per riformare l’America. Il debito del paese rimase pressoché immobile e contribuì a un forte sviluppo.

Nel 1942 gli Stati Uniti entrarono in guerra. Lo svolgimento della guerra a noi ora non importa, sappiamo solo che nel ‘45 gli Stati Uniti erano sull’orlo completo della bancarotta per le spese belliche sostenute.

Come si salvarono? Semplice, vinsero la guerra in corso bombardando il Giappone e ebbero in cambio metà del pianeta su cui versare Dollari.

Il tesoro statunitense è senza denaro? Lo stampa e lo vende. Metà pianeta (e anche più) comprava dollari per usarli, quindi ogni ora di lavoro di ogni lavoratore servì a coprire il debito degli Stati Uniti. Fino ad oggi.

 

 

Negli anni ‘70 l’amministrazione Nixon compie due passi.

1. Fa sì che lo stampare denaro fosse svincolato alla esatta corrispondenza delle riserve auree.

2. Rende privata l’assistenza pubblica (sì, fino a Nixon non era tutto in mano alle assicurazioni come sappiamo è ora negli USA).

Questi due passi sono fondamentali, perché se da un punto il dollaro diveniva stampabile ad infinitum, dall’altro i soldi delle tasse potevano essere investiti non più in buona parte per servizi al cittadino, ma bensì alle spese di tipo diverso, fra cui armamenti e esercito per la guerra fredda (ottentendo fra l’altro una realizzazione precisa della divisione fra una america per ricchi e una per poveri).

Vincendo la guerra fredda, quindi, il piano pareva perfetto. Perché oggi il mercato americano pare non reggere più e perfino il congresso pare in preda al più completo panico?

Questi grafici rendono bene l’idea di cosa sia successo negli ultimi anni:

Crescita del debito pubblico statunitense dal 1968.

Percentuale del debito pubblico in relazione al prodotto interno lordo statunitense in relazione ai presidenti in carica.

Momentum delle finanze americane in realzione a tasse in ingresso e spese in uscita

Momentum delle finanze americane in realzione a tasse in ingresso e spese in uscita

Paesi titolari dei Crediti verso gli Stati Uniti

Come vedete la fonte è il tesoro del governo degli Stati Uniti.

Cosa è successo?

In questo caso vediamo che alcune politiche di defiscalizzazione unite a politiche di aumento delle spese militari han determinato un indebolimento cospicuo dell’economia americana indebitando l’intero paese. Indebitandosi fra l’altro con paesi come Cina e Giappone.

Quali fossero le amministrazioni colpevoli di questo è facilmente intuibile.

 

Però il mondo comunista prima di crollare diede qualche segnale forte. E questi segnali forti furono proteste nel cuore del sistema economico sovietico, posti dove nessuno pensava potesse nascere disobbedienza o moti di rabbia.

Nel 1989 i minatori Macedoni iniziarono a protestare. Sembrava nulla, ma era il primo segnale che qualcosa scricchiolava davvero. Dopo pochi mesi il mondo sovietico si sciolse come neve al sole, fino ad arrivare al momento in cui la Duma fu presa a cannonate.

Cosa succede oggi? Succede che l’economia americana ha comprato e venduto fumo per almeno vent’anni. Il fumo in realtà per l’economia malata che abbiamo ha ancora un valore, ha valore finché c’è qualcuno che te lo compra.

Ora anche le banche cinesi si rifiutano di comprare gli assets malati statunitensi.

Da cosa parte tutta questa crisi? Dal mercato immobiliare. Per oltre venti anni ci sono state compagnie che han racimolato di tutto, sovravvalutandolo e facendo crescere il prezzo di case e appartamenti.

Il problema, in soldoni, è che ora nessuno può comprare appartamenti a quel prezzo e le case han perso di valore.

Un po’ come comprare tutto il formaggio del pianeta che però ti marcisce in cantina.

Il bello però è che Wall Street, per come è stata regolata in questi anni, ha permesso di fare investimenti di qualsiasi tipo basta che fossero tutelati da leggi interne che sono tanto severe come lo è la legge italiana (per un articolo completo al riguardo prego leggere: comedonchisciotte.org). Questo ha fatto sì che non solo chi aveva investito nei cosidetti assets marci ora ha problemi, ma che grosse agenzie di prestito si fossero scoperte nello stesso modo, verso creditori stranieri.

Quindi tutto si sta ripercuotendo su chi investiva anche nel dollaro (fra l’altro svalutatissimo nel corso degli ultimi anni) perché i soldi stampati dai tempi di Nixon – ora che il sistema americano pare non solido e capace di ripagare quanto ha chiesto – non han più valore: il sistema è marcio fino nelle budella.

Qual’è l’ironia oggi?

Che se il sistema capitalistico vuole sopravvivere deve diventare un sistema pressoché comunista, se non comunista in senso stretto, deve negare tutto quanto è stato finora. Nazionalizzando come primo passo tutti i sistemi marci.

Vediamo perciò ora una grossa lotta interna fra i politici e correnti americane e gente che, come nel filmato a inizio post, grida “Chi rompe paga e i cocci sono suoi”.

Il tutto ovviamente arriva quando il presidente americano è sfiduciato non solo dal congresso, ma soprattutto dal suo stesso partito.

 

La realtà? È che fondamentalmente il denaro capitalista non esiste se il valore non glielo si dà noi. Tutto questo denaro che gira in realtà è fondamentalmente carta straccia. È semplicemente un quoziente del potere degli uomini del pianeta.

Se oggi noi prendessimo tutta quella massa di carta che è sepolta nei caveaux delle banche e volessimo comprare cibo per sfamare il pianeta, questo cibo non ci sarebbe.

Americani

Come un popolo del genere sia la guida del pianeta mi sorprende sempre…

È evidente che i nazisti pensavano solo a come organizzare orgie in vestiti di latex e che la vodka russa è molto buona.