Precisiamo subito. Non esiste il fuoco perfetto.
Un obiettivo obbedisce alle leggi della fisica e dell’ottica e permette di mettere a fuoco perfetto attraverso una lente su una superficie bidimensionale solo un piano altrettanto bidimensionale.
In parole povere, su una fotocamera riusciremo a mettere a fuoco perfettamente solo la zona corrispondente a un foglio di carta piatto.
In breve, se mettiamo a fuoco una colonna, tutto quello che è sul piano dimensionale della messa a fuoco precisa risulterà a fuoco, tutte le sue altre dimensioni tridimensionali risulteranno sfocate.
Questo perché il piano pellicola è bidimensionale, nell’occhio umano questo non succede essendo l’occhio un elemento sferoidale.
Lo schema qui sotto spiega meglio quanto appena detto.

In pratica la distanza di messa a fuoco su un piano bidimensionale risulta (anche se di poco) diversa anche fra il centro della foto e i suoi bordi poiché la luce percorre una distanza diversa.
Nel disegno qui sopra la luce percorre più distanza fra la punta della fiamma che dal suo centro.
In termine tecnico la “sfocatura” si chiama col nome poetico di Circolo di confusione.
Detto in soldoni il Circolo di confusione è il cerchio (o allargamento) che viene prodotto da un punto quando questo risulta fuori fuoco. Nei punti luminosi questo è ovviamente più evidente.
Il Circolo di confusione di una fotografia è visibile all’occhio umano solo quando supera una determinata dimensione. Si intende di solito 0,2mm. Questo limite può essere calcolato per ogni dimensione di sensore e per ogni tipo di stampa. Ovviamente più ingrandisci una immagine, più il circolo di confusione diviene visibile.
Il campo di profondità della foto che risulta “a fuoco” in cui il Circolo di confusione non è visibile è quindi la Profondità di campo (o Depth of field).
Ci sono vari metodi per aumentare la profondità di campo o migliorare la messa a fuoco. E anche vari metodi per diminuirla per ottenere effetti voluti.
La dimensione del Circolo di confusione e la messa a fuoco dipendono fondamentalmente da questi fattori:
- Focale: un obiettivo grandangolo (<50mm) ingrandisce meno il campo di visione di un teleobiettivo (>50mm) e quindi anche se la foto sarebbe sfocata il nostro occhio non se ne accorge. Per questo usare obiettivi con focali minori diminuisce il rischio di foto sfocate, è anche il motivo per cui molte compatte montano una ottica con un grandangolo molto spinto senza nemmeno messa a fuoco.
- Apertura del diaframma: più un diaframma è aperto e più i raggi luminosi percorrono ovviamente la via più esterna dell’obiettivo facendo più “strada” e rischiando di rendere fuori fuoco più facilmente un soggetto. Un diaframma molto chiuso quindi permette di aumentare la profondità di campo. Per chiudere un diaframma e far passare la stessa quantità di luce però dovremmo usare dei tempi di esposizione molto più lunghi rischiando di rendere la foto mossa.
- Distanza del soggetto: ovviamente più una serie di soggetti sono distanti e più rimangono a fuoco fra di loro essendo la differenza fra le dimensioni dei Circoli di confusione minore in senso assoluto ripetto a chi osserva (per fare un esempio facile, nessuno si rende conto della dimensione di una stella rispetto a un’altra anche se i loro diametri reali sono in genere molto diversi).
Alcuni approfondimenti:
Per ridurre l’effetto dell’aberrazione ai lati dello scatto alcune case produttrici di obiettivi han creato le ottiche “asferiche”. Normalmente la messa a fuoco decade sui bordi e così anche la fedeltà dei colori avendo questi colori lunghezze d’onda differenti (per lo stesso motivo di cui parlavamo all’inizio, il percorso della luce è più lungo sui bordi che al centro)
Queste lenti vengono prodotte con tecniche costose permettendo però risultati incredibili per quanto riguarda la nitidezza. In pratica vengono tagliate lenti con superfici non sferiche che permettono di ricreare sul piano pellicola una immagine con la minore aberrazione e caduta di rendimento dell’immagine possibile.

Inoltre tali ottiche hanno un numreo maggiore di lamelle di diaframma e il Bokeh risultante è di migliore qualità.
- Il bokeh possiamo riassumerlo come utilizzo creativo del Circolo di confusione. Sembra una cosa minima, ma mettere insieme vari elementi di qualità rende una foto più gradevole anche a chi di fotografia o ottica non è avvezzo.

Esempio di diverso bokeh fra tre obiettivi canon con numero di lamelle diverso. Canon EF 50mm f/1.2 L USM Lens obiettivo asferico (sinistra), Canon EF 50mm f/1.4 USM (centro) and Canon EF 50mm f/1.8 II (destra)
Fonte: Digitalpicture.com
Lo sfocato voluto: in molti casi mettere fuori fuoco alcune parti della scena serve a metterne in risalto altre. Ridurre la profondità di campo può servire per determinati e specifici casi. Cfr. Bokeh
Per esempio:

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